SEPARARSI DURANTE UNA PANDEMIA: istruzioni per l'uso di un'analista transazionale


"MUORI AL MOMENTO GIUSTO"

Chissà cosa avrebbe detto Nietzsche vedendo sfilare i mezzi dell’esercito che in una notte silenziosa di fine marzo hanno portato via le bare di Bergamo. Sarà stato il momento giusto per ciascuna di quelle persone?

Forse anche Nietzsche avrebbe dovuto rivedere alcuni punti della sua teoria in tempo di pandemia.

Ora che non si può prevedere, programmare.

Ora che rimaniamo in sospeso fino al prossimo dpcm.

Ora che fa troppo freddo per cantare sul balcone.

Ora che abbiamo un po’ perso la speranza.

Nel senso di confusione e di smarrimento generale una delle reazioni più comuni è quella di organizzare e mettere dei punti fermi che diano la sensazione di poter fare qualcosa e di controllare. Alcuni fanno grandi ordini di mascherine, altri programmano un viaggio all’estero, altri ancora organizzano un matrimonio o fanno testamento.

Il bisogno sottostante è quello di avere una prospettiva per sé e per i propri cari.

Rispetto a questa primavera in cui erano più diffusi gli slogan motivazionali e le attività per impegnarsi nel qui e ora, la sensazione è che adesso prevalgano un investimento sul futuro e una programmazione più a lungo termine: forse siamo più coraggiosi di quanto pensiamo.

Purtroppo uno degli effetti di questo approccio, per certi versi molto efficiente e utile, è che per pensare al domani non sento l’oggi. Incontrarsi al supermercato per fare la spesa con un amico, salutarsi alla fine di un turno di lavoro con i colleghi, guardarsi dalla finestra alla strada parlando al telefono: sono momenti che possono passare via, veloci, come tanti altri. Oppure possono diventare occasioni preziose di relazione, di incontro, di scambio, se riusciamo a guardarci occhi negli occhi e a fissare quell’istante nel cuore, come se fosse una polaroid.

Quando dovremo separarci senza preavviso, che sia per il tempo di una quarantena o per sempre, sarà la ricchezza di quei momenti a darci conforto, a indicarci la via, a farci sentire il calore.

Sfoglieremo quelle polaroid e, nonostante la solitudine e il dolore, sentiremo la gratitudine.

Grazie per la presenza.

Grazie per aver fatto da modello di forza, di ottimismo, di apertura mentale.

Grazie per l’amore, che ha lasciato un segno indelebile nel cuore.

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