PRIMA E DOPO

C’era una volta…


Andare in centro a prendere il programma degli spettacoli teatrali per scegliere quelli più belli.

Fare tardi in un locale e doversi alzare presto la mattina dopo con un gran mal di testa.

Salire su un treno.

Blablacar.

Incontrare per strada un vecchio amico e provare quello strano imbarazzo di quando non sapete se siete abbastanza intimi per darvi due baci sulla guancia.

Avere amici a cena che non se ne vanno anche se è già l’una di notte e domani si lavora.

Il naso congelato.

Mettersi il rossetto.

Lasciarsi ipnotizzare dal prezzemolo tra i denti del collega senza avere il coraggio di dirgli nulla.

Farsi beccare a imprecare dagli autisti che non ti danno la precedenza e che ti leggono il labiale.

Aprire la porta di un negozio e poi grattarsi un angolino dell’occhio.

Gli aperitivi per risolversi il problema di dover cucinare a casa.

Perdere ore tra i siti di Ryanair e Airbnb con la navigazione in anonimo così non ti fregano.

Aspettare che arrivi il giorno del concerto.

Sperare che anche quello prima di te abbia usato l’asciugamano sulla panca della palestra.

Incastrare le cene di Natale con quelli dell’ufficio, della palestra, e con gli amici dell’università.

Assaggiare il cocktail del tuo amico.

Dividere il dolce al ristorante.

Far andare a male il cibo in frigorifero perché alla fine hai mangiato fuori tutte le sere della settimana.

Un bacio sotto la Mole.

Cos’è, in fondo, la libertà senza la consapevolezza?

Nell’analisi transazionale la consapevolezza è uno degli obiettivi del lavoro terapeutico. La persona viene accompagnata gradualmente in un processo di acquisizione di consapevolezza dei propri schemi, dei propri bisogni e del proprio modo di funzionare: è un allenamento all'ascolto di sè.

Spesso le persone chiedono: “Una volta che lo so, come faccio a cambiare?”. Il dubbio è lecito, ma il focus è di nuovo il futuro: è incredibile quanto sia difficile stare, siamo continuamente proiettati in avanti, alla risoluzione, al risultato.

Dov’è il viaggio?

Essere consapevoli delle nostre parti più fragili, guardarle per la prima volta, capirne il significato, invece che continuare a lottare per arrivare prima, per essere più forti, per essere… qualcun altro.

Per darci l’idea di quanto sia rara la consapevolezza nella nostra quotidianità, Berne (1964) fa l’esempio del momento in cui siamo in macchina per andare al lavoro e descrive alcuni degli esemplari più diffusi.

  1. Il Complessato: con le mani sul volante, la sua mente è già alla porta dell’ufficio, si preoccupa soprattutto di cosa penserà il capo di lui.

  2. Il Musone: non si preoccupa di arrivare puntuale, ma di raccogliere lungo la strada scuse per giustificare il ritardo.

  3. L’Automobilista Disinvolto: ama guidare la sua auto, è consapevole dell’ambiente circostante solo nella misura in cui gli permette di sfoggiare le sue abilità.

  4. L’individuo consapevole: non corre, vive nel presente, vede il cielo e gli alberi mentre si muove con la sua auto.

Abbiamo vissuto così di corsa fino a che non siamo stati obbligati a fermarci. Proiettati in avanti, al successo, sempre sul pezzo, brillanti.

Chissà se dopo sapremo essere più consapevoli.

Se saliremo su quel treno scegliendolo davvero.

Se ci gusteremo ogni morso della pizza al ristorante.

Se sapremo goderci fino a tardi le chiacchiere con quell’amico che riusciamo a vedere raramente.

Se ci fermeremo a sentire il sole che ci scalda il viso.

Se organizzeremo l'itinerario di un viaggio lasciandoci il tempo di godere di ogni tappa.

Ma non avere fretta di arrivare al dopo.

Resta nell’oggi, con le sue incertezze e con le sue difficoltà, continua il tuo allenamento alla consapevolezza.

Sentirai il profumo della tua anima che fiorisce.

Berne, E. (1964). A che gioco giochiamo? Bompiani, Milano, 2016.



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